Sogno o son desto? Fenomenologia del sognare

I sogni sono una sfida eccezionale per la psicologia e le neuroscienze, perchè, sebbene siano un fenomeno mentale costante nella vita delle persone, sono impossibili da manipolare sperimentalmente (ad eccezione di esposizioni a stimoli prima e durante il sonno) e le loro caratteristiche possono essere soltanto riferite dal sognatore, ma mai osservate direttamente.
E’ talmente difficile predire i contenuti di specifici sogni che la ricerca contemporanea tenta, oggi, di indagare non tanto il contenuto, ma il processo stesso del sognare. Ciò non di meno, molti anni di studi ne hanno tracciato una  fenomenologia attendibile e per averne un quadro  è utile partire da alcune somiglianze e  differenze tra la coscienza di veglia e la coscienza del sogno.

Forse la somiglianza più notevole fra i due stati riguarda le modalità percettive: i sogni sono altamente visivi, a colori, ricchi di forme, pieni di movimento e incorporano le categorie oggettuali tipiche della veglia come persone, facce, luoghi, oggetti e animali. I sogni contengono anche suoni (tra cui parole e conversazioni) e, più raramente, percezioni tattili, odori e sapori, così come il piacere e il dolore. C’è una tale somiglianza tra mondo interiore del sogno e mondo della veglia che il sognatore può essere addirittura incerto sul fatto di essere sveglio o addormentato. Le esperienze coscienti dei sogni hanno pertanto un evidente carattere sensoriale e non sono meri pensieri o astrazioni.
Queste somiglianze fenomenologiche si riflettono in similitudini neurofisiologiche: almeno superficialmente l’EEG (elettroencefalogramma) è simile nella veglia e nel sonno REM, e  la tomografia ad emissione di positroni (PET), ha dimostrato che il metabolismo cerebrale globale è comparabile tra la veglia e il sonno REM. Altri studi hanno anche evidenziato una forte attivazione della corteccia visiva occipito-temporale durante il sonno REM, coerente con le suggestive immagini visive presenti durante i sogni.
Studi su pazienti con lesioni cerebrali hanno dimostrato che danni a precise abilità cognitive della veglia producono deficit corrispondenti nei sogni: per esempio, soggetti con alterata percezione dei volti, non sognano volti quando dormono.

Ma i legami o le somiglianze con l’esperienza cosciente della veglia non si limitano alla percezione. I sogni riflettono anche gli interessi e la personalità del sognatore, così come sono correlati all’umore, alla sua fantasia, alle sue preoccupazioni predominanti.  Ansie personali sperimentate durante la veglia, come essere impropriamente vestiti, perdersi, o essere in ritardo per un esame, possono apparire nei sogni che hanno a che vedere con le interazioni sociali. Strutture e contenuti dei sogni possono essere stabili nel corso della vita del sognatore e specifici della sua cultura di appartenenza.

Nonostante queste analogie, ciò che rende così affascinante la coscienza durante il sogno è il modo con cui essa si differenzia dalla veglia. Per prima cosa durante i sogni c’è un ridotto controllo volontario e una ridotta volizione.
Generalmente ci si sorprende al risveglio da un sogno ( ‘era solo un sogno’) e si può restare a lungo un po’ scettici su quanto si è sognato; nessuno decide consapevolmente di iniziare a sognare e non si possiede alcun controllo sul l’evolversi delle trame narrative, tanto che risulta del tutto impossibile perseguire obbiettivi nei sogni.

Un’altra fondamentale differenza con la veglia è la ridotta auto-riflessività, cioè la capacità di meta-pensare su sé stessi. Durante il sogno non solo non si è a conoscenza di dove ci si trovi effettivamente (a letto) e di ciò che si sta veramente facendo (dormire e sognare), ma si accettano come plausibili eventi, oggetti e storie che nella veglia, con autoriflessività e senso critico, giudicheremmo come deliranti. Il sognatore invece accetta facilmente oggetti impossibili,  incoerenti cambi di scenario, trasformazioni repentine, pensieri contraddittori e spesso vi è incertezza sullo spazio, il tempo e l’ identità personale: ad esempio, un personaggio potrebbe avere il nome, abiti e acconciatura di un amico di sesso maschile, ma avere il volto della madre del sognatore. Tuttavia in alcuni sogni  alcuni conservano processi di pensiero riflessivo come la perplessità rispetto a  manifestazioni impossibili, la contemplazione di alternative nelle decisioni da prendere, la riflessione durante le interazioni sociali  e qualche residuo di ‘teoria della mente’, a dimostrazione che i sogni individuali possono differire gli uni dagli altri in modo sostanziale.

Altre caratteristiche tipiche dei sogni sono la particolare emotività e le alterazioni mnestiche. Rispetto all’emotività è stato dimostrato che alcuni sogni sono caratterizzati da un elevato grado di coinvolgimento emotivo, che comprende anche gioia, sorpresa, rabbia, paura e ansia. È interessante notare come la tristezza, il senso di colpa e la depressione siano rare, forse a causa della ridotta auto-riflessività. Alcuni sostengono che la paura e l’ansia siano addirittura esaltate nei sogni, in linea con il suggerimento di Freud secondo il quale i sogni trarrebbero origine da minacce o conflitti percepiti. Effettivamente il sonno REM è associato ad una marcata attivazione di strutture limbiche e paralimbiche tuttavia, in moltissimi sogni, le emozioni risultano deboli e, in circa il 25-30%, del tutto assenti,  anche in situazioni in cui sarebbero state probabilmente presenti in condizioni di veglia. Questo dato conferma ulteriormente la variabilità intra e inter-individuale nella fenomenologia dei sogni.

Anche la memoria presenta alterazioni specifiche, sia quella per i sogni che quella durante i sogni.  Rispetto alla prima, come è noto, a meno che il sognatore non si svegli, la maggiorparte dei sogni è persa per sempre. In  caso di risveglio, invece, la memoria per il sogno svanisce comunque, a meno che non intervenga un processo cognitivo attivo di memorizzazione, quale la ripetizione ad alta voce o la scrittura e non è chiaro perché questo avvenga.
Le diverse teorie contemporanee sul sognare offrono spiegazioni differenti al fenomeno: secondo i modelli psicodinamici, l’amnesia del sogno sarebbe dovuta a processi di repressione attivi; secondo altri modelli più fisiologici, l’amnesia del sogno sarebbe dovuta all’inattività di sistemi neurali che ne consentirebbero la memorizzazione e, secondo altri modelli ancora,  come quello neurocognitivo, i sogni verrebbero dimenticati semplicemente perché non agganciati mnesticamente a stimoli esterni, come  tempi e luoghi.

Per quanto riguarda invece le alterazioni della memoria dentro i sogni, si osserva soprattutto la riduzione della memoria episodica. Ad esempio, se qualcuno gioca intensamente a tetris  e poi sogna di giocare a tetris, non conserva, nel sogno, la memoria di aver già giocato a tetris durante il giorno. Va peraltro ricordato come “residui” di veglia siano inglobati in oltre il 50% dei sogni, ma l’inglobamento avviene in contesti talmente nuovi ed estranei, che solo nell’ 1,5% dei sogni si trovano veri e propri ricordi consapevoli di episodi della vita recente .
Ciò non di meno, la presenza di materiale residuo della veglia è stata interpretata da alcuni come la prova che il sogno ha un ruolo attivo nel dimenticare, per altri la rete di associazioni memorizzate in memoria verrebbe resa più flessibile nel sogno per favorire la creatività, il pensiero divergente e la risoluzione dei problemi.

La carrellata delle differenze tra sogno e veglia non sarebbe completa se non considerassimo la differenza più evidente: la disconnessione profonda del sognatore dal suo ambiente. Per definizione una persona che dorme non mostra risposte significative agli stimoli esterni, a meno che non siano abbastanza forti da provocare un risveglio. Gli stimoli esterni non solo non riescono ad ottenere una risposta comportamentale, ma neppure ad essere incorporati nel contenuto del sogno (anche se alcuni stimoli, come ad esempio uno spruzzo d’acqua, una pressione sugli arti e parole significative hanno una certa possibilità di integrazione). Questa sorprendente disconnessione si verifica anche quando i soggetti dormono con gli occhi aperti e vengono posti, di fronte a loro, oggetti illuminati.

Fonte e approfondimento | Dreaming and the brain: from phenomenology to neurophysiology doi:10.1016/j.tics.2009.12.001

 

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