La sinestesia: quando il cervello assaggia i colori e ascolta i numeri

Con la parola sinestesia, dal greco “percepire insieme” si indica una condizione neurologica benigna a causa della quale un’attività sensoriale (vedere, ascoltare, toccare, gustare ecc..) elicita contemporaneamente delle sensazioni in un’altra modalità sensoriale. Il fenomeno è biologico, automatico e apparentemente non appreso, è distinto dalle allucinazioni, presenta caratteristiche di familiarità ed è più comune fra le donne che fra gli uomini. L’incidenza è di circa 1 individuo su 2.000 anche se alcuni esperti ritengono che una persona su 300 presenti una variante meno eclatante.
La forma più comune è quella dell’ascolto colorato o sinestesia sonoro-visiva: suoni, musica o voci sono contemporaneamente percepiti come forme e colori che il soggetto vede internamente, “nell’occhio della mente”, oppure proiettati fuori dal corpo, solitamente entro una distanza da sè pari all’estensione del braccio.
All’inizio degli anni ‘80, il neurologo Richard E. Cytowic, rese noti diversi casi clinici e il suo libro “L’Uomo che assaggiava le figure” del 1993 riportò l’attenzione scientifica sul fenomeno.
Nel 1987 un team coordinato da Baron-Cohen fornì la prova che le esperienze dei sinestetici sono costanti nel tempo. I ricercatori chiesero a un soggetto di descrivere il colore che veniva innescato nel suo cervello per ciascuna di 100 parole udite. L’anno dopo, ripetendo la prova senza averlo preventivamente avvertito, rilevarono che le associazioni fra le parole ed i colori restavano per lui le stesse dell’anno prima, mentre un individuo non sinestetico, già dopo due settimane, avrebbe dimenticato completamente eventuali associazioni colore-parola apprese sperimentalmente.
Scansionando il cervello di questi soggetti con “ascolto colorato” alla PET e alla risonanza magnetica, Baron-Cohen constatò inoltre che, quando erano esposti a determinati suoni, aumentava l’attivazione delle aree cerebrali deputate alla visione.

Un’altra forma affascinante di sinestesia è quella grafema-colore.  I soggetti con questa forma di sinestesia all’apparire di un certo grafema   (le lettere dalla A alla Z e le cifre da 0 a 9) percepiscono un colore.
Nel 2000 Mike Dixon e colleghi  dimostrarono che l’ esperienza di sinestesia grafema-colore poteva essere indotta anche se il grafema non era stato concretamente presentato. In altre parole fu chiesto a un paziente di risolvere la somma “5 + 2″ e di indicare il colore sinestestico percepito. Il paziente  percepì il colore connesso con il 7 dimostrando che l’ esperienza sinestesica era associata al concetto, al significato della cifra, e non alla forma effettivamente percepita di un 7 (barretta superiore+stanghetta diagonale).
Uno studio condotto nel 2007 da Daniel Smilek e colleghi dell’ Università di Waterloo rivelò che all’aumentare della frequenza d’uso del grafema aumentava la luminosità del colore che gli veniva sistematicamente associato. C’era dunque una relazione stabile fra una caratteristica di base del colore sinestesico (la luminanza) e una caratteristica del grafema (la sua frequenza di utilizzazione nella vita di ogni giorno)!

Un’altra forma intrigante di sinestesia è quella lessico-gustativa per cui alcuni soggetti associano un gusto alle parole e sentono, per esempio, sulla lingua il gusto del cioccolato per la parola “lampada” o  il sapore di mela per la parola “sedia”.
Julia Simmer dell’Università di Edinburgo e i suoi colleghi hanno mostrato qualche anno fa ad alcuni soggetti con sinestesia lessico-gustativa 96 immagini di oggetti poco noti, come un gazebo, una geisha, un metronomo.
Questo ha elicitato, come atteso, una senzazione gustativa sulla lingua anche se le persone,  riconosciuti gli oggetti, non riuscivano a ricordare come si chiamavano, né con quale lettera cominciava il nome o quante sillabe conteneva la parola. Una donna, per esempio, incapace di ricordare la parola “grammofono”, dichiarò di sentire gusto di cioccolato, esattamente il gusto che per lei era associato a quella parola.
Secondo Simmer, questo dimostra che è il significato della parola — e non il suono della stessa — a evocare la senzazione di gusto in queste persone.

Una forma rarissima di sinestesia è stata individuata da due psicologi dell’University College di Londra, Michael Banissy e Jamie Ward, che sono riusciti a trovare 10 persone con sinestesia specchio-tattile.
Esse avvertono la sensazione di essere toccati quando vedono qualcun altro essere toccato. La sensazione tattile è avvertita proprio nella zona del corpo corrispondente a quella sollecitata nella persona osservata.
Per dimostrare la presenza di questa sinestesia al di là delle dichiarazioni soggettive, i due ricercatori hanno condotto un esperimento nel quale un tocco concreto veniva esercitato sul corpo dei 10 sinestetici ed essi dovevano indicare il più velocemente possibile quando ne avvertivano la sensazione. Tutto questo mentre osservavano una persona che veniva toccata per esempio su una guancia.
Il tocco effettivo sui sinestetici veniva dato qualche volta nello stesso punto in cui veniva toccata la persona osservata, qualche altra volta in un punto diverso.
L’idea era di verificare se il tocco concreto e il tocco sinestetico si confondessero in qualche modo. I risultati nei tempi di detezione dello stimolo hanno evidenziato che, nella condizione di appaiamento (tocco reale + tocco osservato nella stessa zona del corpo), i 10 sinesteti erano effettivamente molto più veloci del gruppo di controllo a indicare di essere stati toccati.  In pratica il loro cervello rispondeva come se fossero toccati “due volte”.

Recentemente è stata data attenzione a una forma di sinestesia ancora diversa, la sinestesia spazio-temporale. I soggetti con questa forma di sinestesia esperiscono le unità di tempo (ore, giorni o  mesi) come se fossero delle forme che occupano delle specifiche posizioni nello spazio intorno al loro corpo.
Michelle Jarick del Synaesthesia Research Group ha descritto il caso di una ventunenne che esperisce i mesi dell’anno come allineati in un gigantesco 7 che si estende approssimativamente per un metro intorno alla sua vita con il mese di aprile dritto di fronte a sé e gennaio febbraio e marzo alla sua sinistra e maggio e giugno alla sua destra. Il resto dei mesi si allinea dietro le sue spalle nella stanghetta diagonale del grande 7. Se le viene nominato un altro mese , il suo punto di vista, rispetto al suo calendario mentale, cambia come se avesse camminato intorno al braccio del sette.

Ma cosa potrebbe causare la sinestesia?

Baron-Cohen ed i suoi colleghi avanzano l’ipotesi che la sinestesia derivi da una sovrabbondanza genetica dei collegamenti neurali. Di norma funzioni sensoriali differenti sono gestite da moduli cerebrali separati con scarsa comunicazione fra loro. Nei sinestetici l’architettura del cervello sarebbe tale per cui la modularità dei sistemi si interromperebbe per dar origine a una sorta di groviglio neurale.
Daphne Maurer, psicologo all’università di McMaster, ha ipotizzato che tutti gli esseri umani in realtà nascano con i collegamenti neurali che permettono la sinestesia, ma che la maggior parte di noi perda questi collegamenti nel corso dello sviluppo.

Lo psicologo Peter Grossenbacher, dell’Università di Naropa, ipotizza invece un meccanismo differente: la causa non andrebbe rintracciata nell’anomala architettura neurale, quanto piuttosto in una mancata inibizione del segnale di ritorno. Di norma l’informazione viene percepita dai sensi e procede verso le aree multisensoriali superiori del cervello dove viene processata. E’ un segnale di andata, diciamo, dalla periferia al centro. Dopo di che il segnale ritorna alle appropriate aree senso-specifiche.
Secondo Grossenbacher nei sinestetici il segnale di ritorno non si dirige alle aree senso-specifiche appropriate, ma si “spalma” anche su aree non appropriate.

Questa ipotesi giustificherebbe anche il fatto che le droghe allucinogene possono temporaneamente indurre sinestesia: è infatti molto più plausibile che il processo sia neurochimicamente alterato in qualche punto per poche ore dall’assunzione della sostanza e non che in quelle poche ore si siano potuti produrre nuovi collegamenti neurali.

References

Synaesthesia: The taste of words on the tip of the tongue  
A different outlook on time: visual and auditory month names elicit different mental vantage points for a time-space synaesthete. Cortex: special section on spatial forms and synaesthesia, 45, 1217-1228.
The ups and downs (and lefts and rights) of synaesthetic number-forms: validation from spatial-cueing and SNARC-type tasks. Cortex: special section on spatial forms and synaesthesia, 45, 1190-1199.
Time-space synaesthesia – a cognitive advantage. Consciousness & Cognition, 18, 619-627.
Grapheme-colour synaesthesia influences overt visual attention. Journal of Cognitive Neuroscience, 21, 246-258.
Grapheme frequency and colour luminance in grapheme-colour synaesthesia  Psychological Science, 18, 793-795.
Ovals of time: time-space associations in synaesthesia. Consciousness & Cognition, 16, 507-519.
The role of meaning in grapheme-colour synaesthesia. Cortex, 42, 243-252.
Five plus two equals yellow. Nature, 406, 365.
Mirror-touch synesthesia is linked with empathy

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7 commenti
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  1. davvero, davvero interessante.

  2. Salve, fa piacere ritrovare i suoi interventi online :-)
    Ci sono diverse sezioni del “Musicofilia” di Oliver Sacks che ruotano intorno allo stesso argomento citando in bibliografia altre fonti più o meno interessanti: immagino lo abbia già letto ma in caso così non fosse probabilmente le potrebbe interessare…

    saluti,
    Alfredo

  3. synesthesia, more info

  4. Mi ha interessato particolarmente questo articolo perché, da tempo, utilizzo il termine ’sinestetico’ per definire una serie di sensazioni che provo in alcune, precise occasioni.
    Aggiungo subito che so distinguere il significato tecnico della parola (che ho incontrato in prevalenza in relazione all’autismo) dall’uso piuttosto libero che ne faccio, e che di solito conversando specifico chiaramente la differenza al mio intelocutore.
    Ma vorrei ugualmente provare a descrivere un paio di situazioni ricorrenti, per avere una riconferma (o una smentita) del fatto che – pur somigliando alla sinestesia – le mie sensazioni sono appunto normali sensazioni. Personalmente le ho sempre ritenute molto comuni, ma di recente ho smesso di darlo per scontato dal momento che diverse persone se ne sono stupite.

    Mi capita ad esempio (molto spesso, ma secondo abbinamenti quasi sempre differenti e non ripetitivi) di associare il suono di una voce ad un preciso sapore: sia esso semplice (il succo di limone) o complesso (dio solo sa quante volte mi è venuta letteralmente l’acquolina in bocca perché un suono o una voce mi evocava il sapore del riso con burro e formaggio, in modo forte e persistente). Il punto è questo: mi è sempre sembrato quasi scontato che si trattasse di una specie di riflesso pavloviano, come quando si avverte il profumino del cibo pronto in cucina e si attiva automaticamente la produzione salivare. Solo che a ben pensarci la mia si attiva anche, anzi più frequentemente, attraverso un ascolto! E che c’entra?
    Inoltre ero pacificamente convinta che la sinestesia (letteratura ed uso spregiudicato che ne faccio io a parte) fosse un fenomeno che induce una percezione assolutamente concreta. Non una suggestione simile ad un ricordo, per quanto dettagliato, ma una sensazione ben reale. Un’allucinosi insomma – ovviamente non un’allucinazione, come giustamente annota l’articolo. Ora ne sono meno convinta, e penso di poter aver frainteso la reale natura della cosa.

    Chi mi può illuminare?

  5. [...] http://www.cafepsicologico.it/sinestesia/; [...]

  6. Salve a tutti.Ho letto di recente un romanzo incentrato sul tema della sinestesia in tutte le sue forme: grafema colore, specchio tattile ecc. argomento affascinante che mi ha colpito fin da subito. Sono studente al terzo anno in scienze della comunicazione e vorrei portare questo argomento come tesi di laurea ma non so da dove cominciare, come collegare la sinestesia al linguaggio, titoli di libri x studiare meglio l’ argomento. Qualcuno puo’ darmi una mano???

  7. Io penso di avere la sinestesia spazio-temporale!
    Ne avevo sentito parlare in tv e mi sono documentata. Presento gli stessi “sintomi” (?) descritti sopra :) ) Riesco a visualizzare i mesi, però non come la paziente descritta da quel dottore; io li vedo come un cerchio irregolare intorno a me. Idem per le ore, i giorni, gli anni e l’età delle persone ( anche se questi ultimi non li vedo come cerchi, è un pò più complesso).
    Che ficoo.
    Un saluto a tutti.

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