Perché i testicoli dell’uomo sono così, stanno lì e fanno così male

L’argomento è pruriginoso lo so, ma la questione è seria: come è possibile che un organo di così vitale importanza, l’officina di produzione dello sperma che assicura la prosecuzione della specie, sia localizzato in una sacca di pelle sottile sottile, appesa fuori dal corpo, indifesa e vulnerabile e in balia di qualunque sollecitazione traumatica?
Se ci pensate è strano e va nella direzione opposta a quello che accade per esempio agli elefanti, i cui testicoli sono radicati nella cavità corporea o alle foche, le cui gonadi sono sì discese a livello sottocutaneo, ma non in una sacca sporgente.
Questo piccolo grande mistero evoluzionistico ha incuriosito Gordon Gallup, Maria Finn e Becky Sammis della  Università di Albany nello stato di New York, i quali hanno provato a fare un’ ipotesi e l’hanno pubblicata sull’ultimo numero di Evolutionary Psychology.
Questa ipotesi è definita ipotesi di attivazione e fornisce una spiegazione plausibile a un bel po’ di questioni interessanti.
Come alcuni sapranno i testicoli fungono da luogo di “stoccaggio a freddo”. La spermatogenesi e la stessa salute degli spermatozoi (quando stoccati) è garantita e ottimizzata da una temperatura ambientale più bassa di quella corporea. Effettivamente proprio a causa della conformazione dello scroto a sacca esterna la temperatura media della zona è ridotta di circa 2,5-3 gradi centigradi rispetto a quella del resto del corpo.
Ma c’è di più. L’organismo maschile umano mette in atto tattiche attive di termoregolazione per tutelare e promuovere gli interessi genetici della specie e lo fa per il tramite dell’ azione riflessiva del muscolo cremastere . Questo muscolo serve a ritirare i testicoli in modo che si avvicinino al corpo quando fa troppo freddo – per esempio durante una doccia fredda – e a rilassarsi quando la temperatura si fa elevata.
Questa azione up-and-down avviene momento per momento ed è il motivo per cui non è salutare minare questi delicati meccanismi muscolari indossando jeans troppo stretti o slip attillati che non solo riscaldano artificialmente la parte, ma impediscono al muscolo cremastere di fare il suo lavoro.
Ma che succede quando gli spermatozoi finalmente escono dal corpo maschile e intraprendono il loro meraviglioso viaggio nel tratto riproduttivo femminile che, notoriamente, è alla stessa temperatura del resto del corpo?
E’ qui che si esplica il meccanismo che Gallup chiama dell’ attivazione: spermatozoi che fino a quel momento avevano giaciuto freschi e un po’ dormienti in uno scroto a bassa temperatura, improvvisamente lanciati in un ambiente più caldo, vedrebbero aumentare la loro motilità e vitalità e in una sorta di frenesia riceverebbero la grinta necessaria per penetrare la cervice e raggiungere le tube di Falloppio.
La frescura dello scroto quindi servirebbe non solo a garantire la spermatogenesi e la salute degli spermatozoi, ma anche a impedire l’attivazione prematura di sperma nei testicoli stessi e soprattutto a capitalizzare l’aumento di temperatura che incontreranno nel corpo femminile.
Ci sono molte altre ipotesi accessorie connesse con l’ipotesi dell’attivazione. Qualche maschietto avrà per esempio notato, se è curioso di sé, che quando il pene è in erezione i testicoli si ritraggono più vicino al corpo. Secondo Gallup questo è un altro intelligente stratagemma del riflesso clemasterico che non solo serve a far salire la temperatura dei testicoli, in modo da mobilitare lo  sperma per l’eiaculazione in vagina, ma offre anche protezione contro possibili danni ai  testicoli derivanti dalla vigorosa spinta durante il rapporto.
Gli autori riflettono infine sulla documentata preferenza degli esseri umani- caso unico nel regno animale – per il sesso notturno. Sebbene siano numerosi i vantaggi della copula notturna (possibilità di sesso clandestino o riduzione al minimo del rischio di predazione), questa preferenza potrebbe anche riflettere un adattamento alle temperature circadiane.  Le temperature ambientali serali e  la caduta della temperatura corporea di notte realizzerebbero condizioni ideali per la termoregolazione dei testicoli.

Tutto ciò detto, resta ancora piuttosto strano che la natura abbia deciso di affrontare il rischio enorme di  posizionare i testicoli al di fuori della cavità del corpo, dove sono lasciati praticamente indifesi, senza trovare adattamenti e stratagemmi per minimizzare o eliminare questo rischio.
Secondo Gallup e i suoi colleghi sicuramente l’ha fatto e la sua soluzione è stata il dolore.  Il dolore insolitamente acuto e lancinante che accompagna le lesioni ai testicoli che, mi dicono, non ha eguali in quanto a intensità, e l’ipervigilanza che per questo validissimo motivo i maschi della specie umana hanno sviluppato per la protezione di questa importantissima parte del loro corpo.  

Paper | Gallup, G.G., Jr., Finn, M.M., and Sammis, B. On the Origin of Descended Scrotal Testicles: The Activation Hypothesis (pdf)
Fonte | Why do human testicles hang like that? American Scientist

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2 commenti
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  1. 1.
    Molto interessante, alla luce di tutto ciò andrebbe leggermente ritoccata (ma appena appena) la sceneggiatura di questo episodio ( http://www.youtube.com/watch?v=3AaWTpwVu4c ) di un noto film di Woody Allen.

    2.
    “ARTICOLI CORRELATI
    Le telecamere di sorveglianza rassicurano o spaventano?
    Le macchine della verità”

    ehm… questa cosa degli abbinamenti automatici che fanno i siti a volte rende un po’ perplessi :-)

  2. Caro Andrea, il video è un vero capolavoro. Ora lo carico nella sezione Multimedia.
    Quanto agli articoli correlati la creatività della correlazione è dovuta alla giovane età del blog. Quando potrà pescare fra più articoli pescherà meglio (o almeno lo spero). :)

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