Paruresis: fobia di urinare in pubblico
La paruresis, altrimenti conosciuta come “sindrome della vescica timida” (bashful bladder syndrome) è un disturbo ansioso che colpisce prevalentemente gli uomini e consiste nell’impossibilità (fisica) di urinare alla presenza reale o immaginaria di qualcun altro. L’ansia causa una tensione muscolare e rende impossibile il rilassamento dei muscoli sfinterici. Ne soffrirebbe circa un americano su dieci.
Per la stragrande maggioranza delle persone il problema non è che un banale inconveniente. Servirsi del bagno anzichè dell’orinatoio, tirare lo sciacquone o aprire il rubinetto dell’acqua sono strategie sufficienti a gestire quello che è soltanto imbarazzo, ritrosia, pudore della propria intimità.
Per coloro che invece ne sono affetti in maniera più severa e vedono in qualche modo intaccata la propria qualità di vita viene utilizzato frequentemente e con successo il trattamento comportamentale della desensibilizzazione in vivo. Si svolge usando un “pee buddy”, un “compagno di pipì” che è presente quando si ha bisogno di urinare.
Questa persona comincia stando nella stanza adiacente con la porta aperta e, non appena è diventato più facile emettere il flusso urinario, gradatamente si posiziona più vicino e poi ancora più vicino.
Anche se il tutto può sembrare molto buffo alcuni paruretici arrivano a considerare ed attuare soluzioni radicali come l’autocateterizzazione per tentare di gestire questa fobia.
L’ International Paruretic Association fornisce molte informazioni utili a chi pensa di soffrire di questo “disturbo” ed è costretto, magari per motivi professionali, ad utilizzare frequentemente i bagni pubblici.
Anche in Italia esiste la Comunità Italiana Paruretici.
Nel 1976 Dennis Middlemist della Oklahoma State University effettuò uno studio per comprendere il meccanismo psicologico alla base della paruresis. Fu manipolata la variabile “invasione dello spazio personale” posizionando, vicino all’inconsapevole soggetto sperimentale, un’altra persona (un altro assistente dei ricercatori) all’orinatoio più vicino oppure a all’ orinatoio immediatamente successivo a quello adiacente.
Come previsto, quando gli uomini avevano una persona all’orinatoio più prossimo era osservabile un ritardo nell’inizio della minzione di 8.4 secondi, mentre quando “l’intruso” era a un orinatoio di distanza, il ritardo era di 6.2 secondi. 4.9 secondi erano sufficienti agli uomini che si trovavano nella toilette da soli.
Anche la durata della minzione seguiva gli stessi andamenti. In media era di di 17,4 secondi quando l’intruso era vicino, 23, 4 secondi quando era a un orinatoio di distanza e 24,8 secondi in condizioni di solitudine.
E’ chiaro che un orinatoio pubblico è un ambiente estremamente particolare, in cui si accetta una certa violazione della propria privacy, ma anche in questo contesto era possibile osservare tentativi comportamentali di compensazione della violazione dello spazio personale come impercettibili allontanamenti, cambiamenti dell’orientamento del corpo, l’uso di mani e braccia come ostacolo interpersonale, la riduzione del contatto oculare e così via.
Ciò nondimeno l’attivazione emotiva, il disagio che comunque scaturisce dall’invasione dello spazio personale si incanala anche su strade non comportamentali e più strettamente fisiologiche. In particolare è stato dimostrato che l’arousal emotivo può aumentare la pressione intravescicale e inibire il rilassamento dello sfintere esterno dell’uretra. E’ questo il meccanismo fisiologico, che impedirebbe (fisicamente) al paruretico, individuo particolarmente sensibile all’invasione dello spazio personale, di urinare alla presenza reale o immaginaria di qualcun altro.
Se pensate di soffrire di paruresis uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale potrebbe aiutarvi in tempi ragionevolmente rapidi.