Si può impazzire di cibo sano? L’ortoressia nervosa
di Giulietta Capacchione e Francesca Crovasce
In questi ultimi decenni, nei paesi industrializzati, siamo stati sottoposti a un bombardamento di informazioni su ciò che fa bene e su ciò che fa male alla salute. Soprattutto in campo alimentare abbiamo assistito a campagne di informazione che annunciavano i pericoli del “morbo della mucca pazza”, dell’ “influenza aviaria”, dell’ “influenza suina”, ma anche della mozzarella alla diossina, del vino al metanolo, del pesce al mercurio, per non parlare degli alimenti ogm, delle mucche allevate a ormoni, dell’acqua potabile avvelenata alle falde e così via.
Appare pertanto abbastanza comprensibile il dilagante diffondersi di un rapporto sempre più nevrotico con ciò che si mangia. Per qualcuno però questo rapporto complicato con il cibo diventa un’ossessione tale da condizionare completamente l’esistenza, configurandosi come un vero e proprio disturbo del comportamento alimentare.
La parola utilizzata per denominarlo è ortoressia nervosa (dal greco “orthos” che significa giusto, corretto; e “orexis”, che significa appetito) e fu utilizzata per la prima volta dal medico americano Steve Bratman nel 1997 per un articolo che apparve nel numero di ottobre dello Yoga Journal.
Dopo la pubblicazione dell’articolo Bratman ricevette centinaia di e-mail e telefonate da donne e uomini di tutte le età che sostenevano di soffrire dei sintomi che egli aveva descritto e decise di creare il sito Ortorexia.com. Suo è anche il Bratman’s orthorexia test (BOT), un test per la diagnosi non validato.
Negli ultimi anni qualche esponente della comunità scientifica ha cominciato a interessarsi al fenomeno benchè non tutti concordino sul fatto che l’ortoressia sia un vero e proprio disturbo, caratterizzato da criteri distintivi e pertanto degno di una categorizzazione all’interno del DSM (il manuale statistico dei disturbi mentali) che al momento (IV edizione) non lo contiene.
Ma in cosa consisterebbe sostanzialmente questa ortoressia?
Apparentemente si tratta di una sorta di “mania nutrizionale”, ma nasconde molto di più: le persone ortoressiche sono ossessionate da un’alimentazione che consenta loro di mantenere o migliorare la propria salute, che le purifichi e le conduca a uno stato di perfezione salutista.
E’ un disordine comparabile con l’anoressia e la bulimia, con la differenza che mentre queste due patologie sono correlate alla quantità, l’ortoressia è correlata alla qualità del cibo. Inoltre, al contrario di bulimia e anoressia, non è presente la paura di perdere peso quanto piuttosto una fobia, più o meno specifica, per certi cibi considerati impuri o tossici.
Per altri versi l’ortoressia ha molto in comune con i disturbi del comportamento alimentare che conosciamo: la preoccupazione ossessiva per il cibo invade tutta la vita del paziente favorendo l’isolamento sociale, può essere presente la distorsione cognitiva rispetto alle proprie forme corporee o la negazione dei segni corporei di malattia e si può osservare la tendenza a negare o a non riconoscere emozioni, sentimenti e conflitti (alessitimia).
Anche rispetto ai tratti di personalità l’individuo ortoressico può presentare, come l’anoressico restrittivo, tratti ossessivi, una sostanziale rigidità psicologica, perfezionismo clinico e bisogno di controllo.
Infine, come per tutti i disturbi del comportamento alimentare, il particolare regime dietetico procura al paziente ortoressico un’identità.
Tipicamente l’ortoressico incomincia aderendo a un filosofia alimentare o a una teoria alimentare (per esempio iniziando la dieta macrobiotica o la dieta specifica per un particolare gruppo sanguigno ecc..) e progressivamente diventa talmente fanatico di quel regime da cominciare a sviluppare proprie regole alimentari sempre più specifiche, dal semplice leggere attentamente le etichette a scegliere alimenti biologici e “genuini”, all’ impiegare un tempo via via sempre più lungo nella pianificazione dei pasti che può arrivare a diversi giorni di anticipo. Quando esce, tende a portare con sè un “kit di sopravvivenza” con i propri cibi, perchè non tollera di mangiare piatti preparati da altri per timore di ingerire alimenti contaminati.
Schematicamente i sintomi più comuni sono i seguenti:
- Necessità di conoscere ogni singolo ingrediente contenuto negli alimenti
- Necessità di programmare ogni pasto
- Paura di contaminare il proprio corpo
- Disgusto nel riempire il proprio corpo con sostanze non naturali
- Desiderio continuo di depurarsi
- Severità con se stessi e senso di colpa quando si trasgredisce alla dieta
- Disgusto per le persone che mangiano in modo normale
- Difficoltà di relazione con chi non condivide le proprie idee sul cibo
Il danno alle relazioni sociali (il paziente potrebbe cominciare a evitare di mangiare assieme ad altre persone) è probabilmente l’effetto immediato di maggior gravità, ma secondo Bratman anche l’ortoressia può avere, in casi particolarmente gravi, conseguenze fisiche importanti legate alla malnutrizione al pari dell’anoressia nervosa, oltre naturalmente alla sofferenza psicologica che consiste di sensi di colpa, depressione, ansia e fobie.
Il disturbo sembra colpire in particolare persone appartenenti alle classi medio-alte (anche perchè è piuttosto costoso ricorrere al cibo “biologico”!) e secondo l’European Food Information Council è in aumento.
Per la verità, accanto a una diffusione mediatica imponente, una ricerca su PubMed ad oggi evidenzia come siano molto pochi gli studi scientifici realizzati sull’ortoressia.
Fra di essi i più seri sono proprio due lavori di un gruppo di ricercatori italiani in forze all’ Università degli Studi di Roma La Sapienza. Questo gruppo ha non solo teorizzato e precisato meglio le caratteristiche del disturbo, ma ideato anche un test per la diagnosi denominato ORTO-15.
Come si cura l’ortoressia?
E’ evidente che tale disturbo è determinato soprattutto dall’ansia e ha in comune numerose caratteristiche sia con i disturbi alimentari che con il Disturbo Ossessivo-Compulsivo: il timore eccessivo di contaminarsi, nel soggetto ortoressico, spinge al comportamento compulsivo di evitamento di molteplici alimenti che ha l’unico scopo di sedare l’angoscia di contaminazione. Il primo passo per curare un soggetto che soffre di ortoressia, come colui che soffre di disturbo ossessivo-compulsivo, è essenzialmente quello di lenire le paure legate all’ossessione e riuscire a far acquisire la consapevolezza che le compulsioni ad astenersi dal consumare cibo considerato nocivo, inducono ad un benessere momentaneo legato esclusivamente al controllo dell’ansia.
La terapia cognitivo comportamentale combinata con alcuni antidepressivi SSRI può essere utile nel trattamento, in analogia a quanto avviene per il disturbo ossessivo-compulsivo. Purtroppo il paziente ortoressico è ossessionato dalla purezza o dalla dieta naturale e potrebbe essere terrorizzato all’idea di assumere farmaci. Al tempo stesso, essendo così attento alla propria salute, potrebbe accogliere con favore un intervento che egli riconoscesse come non più procrastinabile per il proprio benessere fisico e psicologico.
References:
Steven Bratman, David King, “Health Food Junkies: The Rise of Orthorexia Nervosa – The Health Food Eating Disorder”Broadway Books,2004
Donini, L. Orthorexia nervosa: A preliminary study with a proposal for diagnosis and an attempt to measure the dimension of the phenomenon. Eating And Weight Disorders, Volume: 9 Issue: 2 (2004-06-01) p. 151-157. ISSN: 1124-4909
L.M. Donini, D. Marsili, M.P. Graziani, M. Imbriale, and C. Cannella Orthorexia nervosa: Validation of a diagnosis questionnaire Eating Weight Disord. 10: e28-e32, 2005
Jennifer Mathieu What Is Orthorexia? Copyright © 2005 American Dietetic Association Published by Elsevier Inc.















Cavolo giulietta… sei incredibilmente medica
E’ il mio lato “clinico” sconosciuto al grande pubblico!