Le persone che si perdono si muovono in cerchio, davvero!

E’ credenza comune che le persone che si perdono in un territorio non familiare comincino a girare in tondo. Sebbene non sia esattamente corroborata da dati scientifici è una percezione piuttosto diffusa.
Souman e colleghi, su un recente numero di Current Biology, hanno provato a verificare cosa ci fosse di vero. Hanno così testato l’abilità di alcuni volontari di camminare diritti attraverso territori non familiari in due ambienti diversi: una foresta e il deserto del Sahara.
Le traiettorie seguite durante diverse ore di cammino sono state registrate attraverso un sistema gps e hanno evidenziato come i soggetti effettivamente camminassero in cerchi quando non riuscivano a vedere il sole. Quando il sole era invece visibile i partecipanti talvolta si allontanavano dall’ipotetica linea retta, ma senz’altro non camminavano in cerchio.
I ricercatori hanno anche valutato l’abilità dei soggetti di camminare diritto con gli occhi bendati, quindi in totale assenza di riferimenti esterni. In queste circostanze le persone cominciavano a camminare in cerchi spesso sorprendentemente piccoli (inferiori ai 20 metri di diametro).
Gli autori suggeriscono che questo comportamento sia il risultato di un accumulo di rumore (di errori diremmo noi) nel sistema sensomotorio. Tale sistema, senza un riferimento direzionale esterno che gli consenta di ricalibrarsi, accumulerebbe sistematici errori di posizionamento del corpo nello spazio benchè la percezione soggettiva resti quella di camminare in linea retta.
Tutti questi errori consecutivi finirebbero per determinare un andamento circolare.
La prossima volta che qualcuno di dirà “ma stiamo girando in tondo!”, credetegli.

Fonte | Jan L. Souman, Ilja Frissen, Manish N. Sreenivasa and Marc O. Ernst
Walking Straight into Circles  Current Biology, Volume 19, Issue 18, 29 September 2009, Pages 1538-1542

Articoli correlati

  1. Ops! Te l’ho già raccontato? La memoria di destinazione
  2. Piangere è catartico? Non sempre e non per tutti
  3. Il bias dell’unità (potenza dell’uno)

Lascia un commento