Internet e il benessere degli adolescenti
L’articolo di cui parliamo oggi è una cosiddetta review, ovvero una disamina ragionata e sintetica della letteratura esistente relativa a un certo argomento. E’ stato pubblicato su Current Direction on Psychological Science e discute dello stato della ricerca sulle conseguenze sociali che l’uso di internet può avere in adolescenza.
Parte innanzitutto da un confronto fra i risultati degli studi condotti negli anni ’90 e quelli prodotti dagli studi più recenti. All’inizio della diffusione di internet diversi autori si fecero portatori di una comprensibile (anche se talvolta pregiudiziale) preoccupazione: le “nuove” tecnologie avrebbero potuto depauperare i rapporti sociali offline degli adolescenti (quelli con genitori, fratelli, compagni di scuola, ecc..), motivare i ragazzi a coinvolgersi in relazioni superficiali con sconosciuti e pertanto peggiorare il loro benessere. Questa preoccupazione ottenne effettivamente diversi supporti empirici.
Da allora però si sono verificati almeno due grossi cambiamenti nel modo di usare internet.
Il primo è che qualche anno fa la gran parte del mondo relazionale di un individuo era offline (nel 2001 negli USA solo l’11% degli adolescenti aveva accesso a Internet), oggi invece la stragrande maggioranza dei ragazzi nei paesi occidentali è connesso.
Il secondo cambiamento riguarda la popolarità di un diverso tipo di tecnologia comunicativa: dai MUD e dalle chatroom pubbliche, tipicamente utilizzati per la comunicazione tra estranei, si è passati all’ Instant Messaging e al più recente Facebook che hanno consentito e incoraggiato la comunicazione con persone che si conoscono già.
In questo nuovo contesto non sorprende che gli studi condotti più di recente abbiano dimostrato che la comunicazione on line fra adolescenti stimola piuttosto che ridurre la connessione sociale e il benessere soggettivo.
Ma quali processi sottendono la relazione fra uso di internet e connessione sociale/benessere?
Gli autori della review propongono la Internet enhanced self-disclosure hypothesis. Questa ipotesi prevede che gli effetti positivi di internet sulle connessioni sociali e il benessere soggettivo in adolescenza siano spiegati dal fatto che a) la comunicazione on line promuove l’autoapertura, b) l’autoapertura determina la creazione di legami sociali più profondi, c) la creazione di legami sociali più profondi si traduce in un benessere soggettivo maggiore. Per autoapertura si intende l’espressione esplicita di sentimenti, paure e vulnerabilità, in una parola la possibilità di parlare della propria interiorità.
Nella figura vengono esemplificate le tre assunzioni che sono effettivamente supportate, nella review, da numerosi studi. In basso nel rettangolo trovate invece dei fattori potenzialmente in grado di moderare il processo, essi sono: il tipo di tecnologia utilizzata, il genere e l’ansia sociale.
Per quanto riguarda il tipo di tecnologia utilizzata è stato dimostrato che gli effetti positivi sulla connessione sociale e il benessere si osservano solo in adolescenti che usano internet prevalentemente per mantenere amicizie esistenti o che usano soprattutto programmi di instant messaging (e le due condizioni hanno ovviamente un grosso margine di sovrapponibilità). Tecnologie finalizzate a instaurare nuovi legami e parlare con sconosciuti o forme più solitarie di utilizzo di internet come il mero surfing non hanno nessun effetto o hanno effetti negativi sulla connessione sociale e il benessere.
Per quanto riguarda il genere gli adolescenti maschi sembrano beneficiare più delle femmine della comunicazione on line con amici esistenti. Hanno maggiori difficoltà delle ragazze nell’autoapertura face to face e beneficiano pertanto, più di queste ultime, della CMC.
Il terzo elemento, che è il più interessante di tutti e che ha fatto discutere per anni, è l’ansia sociale. Negli anni novanta si ipotizzava che internet attirasse soprattutto adolescenti con ansia sociale, ossia ragazzi così timidi e inibiti da trovare particolare sollievo in un setting comunicativo come quello della rete, che è meno impegnativo perché deprivato di alcuni elementi ansiogeni come il contatto oculare, il contatto fisico, la voce ecc..
Questa idea di internet come calamita per sfigati andò sotto il nome di ipotesi della compensazione sociale.
La tesi opposta della serie “il già ricco diventa più ricco ancora”, affermava invece che erano proprio gli adolescenti più estroversi, espansivi e socialmente competenti ad usare maggiormente internet: avendo già delle solide competenze sociali consideravano internet soltanto come uno dei tanti modi per tenersi in contatto con i propri pari.
Oggi la maggior parte degli studi supporta la seconda ipotesi, anche se ovviamente ciò non esclude che alla rete accedano anche tutti i timidi del mondo e che essi traggano qualche vantaggio dall’uso di queste tecnologie comunicative rispetto all’interazione faccia a faccia.
Paper originale | Social Consequences of the Internet for Adolescents