Maluma o takete?
di giulietta capacchione | marzo 19th, 2010 | Argomento: Test ed esperimenti | 1 Commento »Queste due figure furono ideate da Wolfgang Kohler negli anni 20 e se la vostra reazione è simile a quella della maggiorparte delle persone che da allora hanno risposto alla domanda avrete detto che la figura di sinistra è un “maluma” e la figura di destra è un “takete”.
Leggiamo la spiegazione che fornisce Tom Stafford di questo fenomeno sul suo “Mente Locale
<<Questa tendenza deriva dal fatto che le parole non sono semplici lemmi, ma stratificazioni plurime di significati. Una parola che fosse costituita unicamente da rumore arbitrario sarebbe inutile.
Considerata la rapidità delle comunicazioni abbiamo bisogno di quanti più indizi possibili per velocizzare il processo di comprensione. Tali indizi sul significato di un’espressione possono stiparsi nell’intonazione di una parola, nella scelta delle parole di contorno e nel suono stesso del vocabolo.
La forma tondeggiata è associata a oggetti grossi e pieni o a oggetti che possiedono ampie cavità risonanti e che, per esempio, come una grancassa, rimbombano se li si percuote.
La bocca si allarga e si riempie d’aria quando si pronuncia il termine “maluma”, un po’ come se il suono rotolasse sul palato.
Al contrario una forma appuntita sembra dover produrre un rumore sferragliante e tagliente, e il suono corrispondente è dunque caratterizzato da consonanti plosive come t e c , che comportano il rilascio di aria dalla bocca>>.
Non serve andar troppo lontano per comprendere questo fenomeno; bastano i vari squittii, muggiti e grugniti per individuare l’onomatopea di certi termini.
Quello che è interessante è l’ipotesi che TUTTE le parole, non solo quelle francamente onomatopeiche, siano state inizialmente il frutto di simili metafore. E’ probabile infatti che il protolinguaggio, il sistema di comunicazione precedente a ogni tipo di linguaggio codificato in costruzioni sintattiche e grammaticali, si avvalesse di questo simbolismo fonetico per assegnare significanti agli oggetti. Questo fenomeno è stato chiamato anche fonoestesia.
