Noi & Gli Altri


In questa sezione vengono indagati gli aspetti della mente umana implicati nel nostro rapporto con gli altri: emozioni ed espressioni, motivazioni, atteggiamenti, opinioni, comportamenti interpersonali e in gruppo. Giapponesi e italiani hanno lo stesso modo di esprimere la vergogna? Che cosa sono i pregiudizi sociali? E gli stereotipi di genere? Cos’è l’Effetto Lucifero?

Mimica e seduzione

E’ ormai noto che nell’interazione faccia a faccia fra due persone si verifichi una certa quota di mimesi, di imitazione spontanea dei comportamenti estemporanei (toccarsi i capelli, la punta del naso), delle espressioni facciali, delle locuzioni verbali. E’ altrettanto noto che colui che è mimato giudica più positivamente una persona che lo mima rispetto a un’altra che non lo mima, valuta l’interazione con lei come più armoniosa e calda ed è più propenso ad emettere nei suoi confronti comportamenti prosociali. Va precisato che in contesti naturali non solo chi mima lo fa del tutto inconsapevolmente, ma anche chi viene mimato quasi certamente non riesce ad attribuire la sua buona predisposizione nei confronti dell’altro alla percezione consapevole di questo comportamento.
In due parole la mimica interpersonale potenzia i legami sociali ed è plausibile che sia  questo il ruolo assegnatole dall’evoluzione.
In un articolo pubblicato su Social Influence il dott. Guegen dell’Università di Bretagne-Sud ha provato a capire nello specifico quanto conta la mimica interpersonale nella relazione fra uomo e donna in un contesto di corteggiamento.
Per farlo ha utilizzato ignari soggetti che partecipavano a forsennate sessioni di speed-date.
Come sapete lo speed-date è un corteggiamento lampo nel quale in pochi minuti devi provare a fare colpo sul partner bersaglio, prima che un’altra/o ti spinga via verso un ulteriore possibile partner per un altro tentativo. Si continua così di tavolino in tavolino fino a quando, credo, ti metti a piangere per la tristezza e vai a casa (opinione personale non validata empiricamente).
L’esperimento di Guegen è consistito nell’addestrare delle ragazze a mimare o non mimare ciascuno degli speed-partner e nel registrare poi le impressioni dei partecipanti.
I risultati hanno dimostrato che gli uomini giudicavano il breve corteggiamento più positivamente quando le ragazze li avevano mimati e che l’interazione con mimesi era associata ad una valutazione migliore della qualità della relazione e dell’attrattività sessuale della donna in questione.
Quest’ultimo è il punto più interessante. La ricerca infatti suggerisce che fra uomo e donna in un contesto di corteggiamento la mimica non produce solo i noti effetti di generare empatia e simpatia, ma intensifica la percezione di attrattività sessuale, cioè aumenta il potere seduttivo di chi ha mimato.
Gli autori suggeriscono che l’effetto della mimica sull’attrattività sessuale non può essere considerato solo un effetto alone mediato dalla qualità dell’interazione (“siccome mi sono trovato bene con te ti trovo più attraente”), ma ritengono che  la mimica stessa abbia il potere intrinseco di influenzare direttamente la percezione degli attributi fisici di una donna.
Nella particolare relazione uomo-donna a fini di accoppiamento la mimica si sarebbe evoluta per accrescere l’attrattività sessuale di chi mima e aumentare le probabilità di interazione fra i due.
E’ chiaro che la mimica dovrebbe essere spontanea e generarsi automaticamente per affinità elettiva fra i due soggetti della coppia in corteggiamento, ma siccome questo è un blog di servizio, vediamo le istruzioni di mimica fornite alle ragazze per condurre l’esperimento: potrebbero tornare utili alla bisogna!
Si deve:
- ripetere letteralmente alcune delle parole pronunciate dall’uomo, le sue espressioni verbali o particolari affermazioni. Ad esempio si possono ripetere espressioni come “grande!”, “è divertente, si!”, oppure di fronte alla frase “davvero fai questo?”, non rispondere solo “sì”, ma “si lo faccio davvero”
- mimare il comportamento non verbale dell’uomo (ad esempio se si tocca un braccio, o si stropiccia gli occhi) dopo 3-4 secondi dal momento in cui ha emesso il comportamento.
Ad ogni modo siate sciolti: sembrare delle scimmie ammaestrate sicuramente non gioverebbe alla vostra seduttività. In bocca al lupo!

Paper | Mimicry and seduction: an evaluation in a courtship context



Il tuo capo è uno stronzo? Forse si sente inadeguato.

Cosa differenzia un buon capo da un capo che abusa della sua autorità e vessa i suoi sottoposti? Il potere logora, dicono, ma perché non logora tutti allo stesso modo?
Secondo Nathanael Fast e Serena Chen la risposta è nell’adeguatezza/inadeguatezza percepita. 
In altre parole se il boss si percepisce come incompetente (badate bene non è detto che lo sia davvero, è sufficiente che pensi intimamente di esserlo) si sentirà particolarmente minacciato e ricorrerà alla sua autorità per veder riconosciuto e confermato il suo ruolo. Gli esperimenti condotti dagli autori sono soltanto preliminari e non particolarmente conclusivi, ma intercettano delle correlazioni interessanti.
Ad esempio intervistando diversi manager è emerso un alto tasso di aggressività fra coloro che si descrivono come cronicamente preoccupati del giudizio altrui.
Dopo aver fatto immaginare ai partecipanti un periodo o una situazione in cui si erano sentiti particolarmente incompetenti, essi tendevano a mostrare un atteggiamento aggressivo scegliendo un pegno particolarmente noioso per un ipotetico studente che non avesse risposto in maniera corretta a un ipotetico quiz.
Ancora, posizionando alcuni studenti in posizione di potere su un altro studente immaginario (dovevano scegliere per lui un test di intelligenza) e fornendo loro un finto risultato a un questionario sulla leadership che li definiva di scarsa influenza sugli altri, era possibile osservare come essi mostrassero una maggiore aggressività sociale, scegliendo per il loro studente immaginario un test extra difficile.
Questa tendenza aggressiva diminuiva se  ai partecipanti veniva invece fornito un eccellente feedback al questionario di leadership.
Prese complessivamente queste evidenze suggeriscono che la sensazione di incompetenza percepita, in qualunque modo si attivi nella mente del soggetto che ha potere, fa emergere un senso di minaccia dell’io che difensivamente ricorre all’aggressività per ripristinare la propria posizione di dominanza.

Fonte | Fast NJ, & Chen S (2009). When the Boss Feels Inadequate: Power, Incompetence, and Aggression (pdf)  Psychological science