L’uomo senza memoria e il collezionista (italiano) di cervelli, su internet
di giulietta capacchione | dicembre 16th, 2009 | Argomento: Mente & Corpo | Nessun Commento »H.M. ha vissuto gli ultimi anni della sua incredibile esistenza in una casa di cura, del tutto inconsapevole della sua fama e dello straordinario contributo che ha fornito alle neuroscienze. E’ morto il 2 dicembre 2008 all’età di 82 anni. A poche ore dalla sua morte il suo cervello è stato rimosso e messo nelle mani di Jacopo Annese, uno scienziato italiano che ha sviluppato e dirige il Brain Observatory, una sorta di “cervello-teca” in cui conserva, disseziona, colora e studia cervelli umani sani o afflitti da qualche particolare patologia.
Il cervello di H.M. è senza dubbio il cervello più famoso della sua collezione e il suo studio post-mortem sta giustamente attirando l’interesse di moltissimi neuro-appassionati.
H.M. è l’acronimo di Henry Gustav Molaison, un uomo la cui sfortunata esistenza ha consentito alla scienza di rispondere a diversi quesiti sul funzionamento della mente umana e della memoria in particolare. All’età di 9 anni Molaison cadde dalla bicicletta riportando un trauma cranico con incoscienza sviluppando una forma di epilessia grave, non trattabile con i farmaci. In realtà H.M. aveva una familiarità per l’epilessia, ne erano affetti tre cugini di primo grado da parte di padre. Nel 1953, all’età di 27 anni, H.M. fu sottoposto a un intervento chirurgico nel quale gli furono recise alcune strutture del lobo temporale mediale. L’esito di questo intervento fu effettivamente una marcata riduzione del sintomo epilettico, ridottosi a un paio di episodi maggiori all’anno, ma accanto a questo egli sviluppò una severa amnesia anterograda che non l’ha più abbandonato per il resto dei suoi giorni.
Amnesia anterograda significa che H.M. era in grado di ricordare alcune cose apprese prima dell’intervento, ma non era più in grado di memorizzare a lungo termine nuove informazioni, congelando di fatto la sua vita a quei primi 27 anni e vivendo ogni successivo giorno come se fosse nuovo.
Il neurochirurgo che l’aveva operato ne parlò per la prima volta nel 1957 in un articolo pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery, and Psychiatry: ‘Loss of recent memory after bilateral hippocampal lesions’
Da allora più di 100 neuroscienziati si sono occupati di H.M., sono stati scritti centinaia di articoli scientifici, ed H.M. è stato sottoposto, nella sua lunga vita, a ogni sorta di test, esame e valutazione neuropsicologica.
La prima domanda a cui i ricercatori cercarono di dare risposta riguardava la globalità della sua amnesia rispetto al tipo di test mestico utilizzato (recupero libero, recupero con indizio, riconoscimento si/no, riconoscimento per scelta multipla, apprendimento per criterio), rispetto al tipo di materiale stimolo (parole, numeri, paragrafi, pseudoparole, facce, forme, toni, suoni, eventi pubblici, eventi personali) e rispetto alle modalità sensoriali con cui le informazioni erano presentate (visive, uditive, somatosensoriali, olfattive). La risposta a questa domanda, basata su esperimenti condotti per decenni, fu che il danno di memoria di H.M. era pervasivo.
H.M. non riusciva più ad acquisire e memorizzare né conoscenze episodiche (ricordi di eventi specifici) né conoscenze semantiche (ricordi generali sul mondo, incluso il significato di nuove parole).
Questo fece comprendere che le strutture del lobo temporale mediale, che erano state rimosse in H.M., erano cruciali per la memoria dichiarativa a lungo termine. La constatazione che la memoria a breve termine di H.M. era, al contrario, intatta, fornì alla neurologia una prova che i due tipi di memoria potevano essere separati e processati da strutture cerebrali diverse.
Ma la memoria dichiarativa non è l’unica tipologia di memoria che possediamo. Una volta fu chiesto ad H.M. di disegnare una linea fra due linee adiacenti di una figura a stella, ma egli poteva vedere solo la sua mano, la matita e la stella riflesse in uno specchio (con destra e sinistra scambiate). In sedute successive dello stesso compito fu evidenziato un chiaro apprendimento nella competenza di tracciare la linea, benché egli non ricordasse mai di aver già svolto quel compito in precedenza e non vivesse alcun senso di familiarità con lo stesso. Esisteva dunque un apprendimento non dichiarativo e l’acquisizione e la ritenzione di competenze visuomotorie erano presumibilmente legate a substrati neurali ulteriori rispetto alla regione del lobo temporale mediale.
Un altro tipo di apprendimento che apparve preservato in H.M, e quindi presumibilmente indipendente dal sistema della memoria del lobo temporale mediale, fu quello della memoria topografica. H.M. fu capace di disegnare un’ accurata mappa della casa in cui era andato ad abitare dopo essere diventato amnesico, sebbene non potesse ricordare dichiarativamente di essere andato a viverci. Probabilmente il suo cervello aveva costruito una mappa cognitiva del layout spaziale della sua casa come risultato dei suoi spostamenti locomotori da una stanza all’altra, codificando la localizzazione di ogni stanza in relazione alle altre. Eppure in laboratorio non riuscì mai ad acquisire la corretta sequenza di stimoli visivi e tattili , probabilmente perché in quel contesto non aveva l’opportunità di ripetere i percorsi abbastanza a lungo come poteva fare nella sua casa.
In uno dei mille esperimenti a cui H.M. fu sottoposto, la sua performance stupì i ricercatori. Posto di fronte ad alcune immagini di giornale, dopo averle studiate per 20 secondi, le ricordò 10 minuti, 24 ore, 72 ore, una settimana e sei mesi dopo. Le ricordò nel senso che fu capace di affermare di averle già viste, anche se non poteva ricordare dove e quando.
La spiegazione che fu fornita del suo successo in questo tipo compito fu che egli si basava su un giudizio di familiarità, piuttosto che su un ricordo cosciente. Recentemente gli studiosi hanno argomentato che il riconoscimento cosciente di episodi appresi dipende dall’ippocampo, mentre i giudizi di familiarità senza contenuto episodico dipendono dalla corteccia peririnale che in H.M. residuava nella parte ventrale.
Nella vita quotidiana, H.M. mostrava occasionalmente qualche abilità mnestica. Aveva intanto ricordi della sua infanzia, di vacanze con i suoi genitori e informazioni su un certo numero di parenti, ma queste memorie sembravano essere semanticizzate.
Per esempio quando Suzanne Corkin, la neuroscienziata del MIT che per decenni ha seguito il caso, gli chiese: “Qual è il ricordo più bello che hai di tua madre?”, egli rispose “Bene, che lei è proprio mia madre”. “Ma puoi ricordare qualche evento particolare come una vacanza, Natale, compleanno, Pasqua?” “Ho qualche considerazione rispetto al Natale, il mio papà era del sud e non celebravano come qui nel nord. Non avevano l’albero e cose del genere. Lui venne al nord anche se era nato giù in Louisiana. So il nome della città in cui era nato.“
In altre parole H.M. non era in grado di narrare una memoria episodica di sua madre o di suo padre nè di alcun evento che fosse occorso in un tempo e in uno spazio specifici.
Al di là della peculiarissima condizione clinica, H.M. aveva opinioni, desideri e valori. Era altruista e il suo comportamento sociale era appropriato e gentile. Aveva standard morali, il senso del giusto e dello sbagliato e una coscienza. Per esempio quando spiegava perchè non potesse realizzare il suo sogno di essere un neurochirurgo, citava il fatto che indossava gli occhiali e dunque il sangue avrebbe potuto sporcarli e impedirgli di agire correttamente durante gli interventi.
Aveva inoltre un buon insight sui suoi problemi di memoria. Quando la Corkin gli chiese “Cosa fai per tentare di ricordare?” rispose ridendo “ Non lo so perché non mi ricordo cosa tento di fare”. Aveva qualche cognizione della sua apparenza fisica, descriveva se stesso come “magro, ma pesante”, ma non conosceva la sua età o se avesse i capelli grigi. In un’ occasione gli fu mostrata una vecchia fotografia di lui e sua madre, ed egli replicò che l’uomo assomigliava a suo padre, ma non poteva essere lui, perché suo padre non portava occhiali.
Non ricordando i decenni trascorsi dopo il 1953, guardandosi nello specchio un giorno la Corkin gli chiese “cosa pensi del tuo aspetto?”. Non sembrò particolarmente agitato quando rispose: “Non sono un ragazzo”.
Probabilmente, pur non riconoscendosi, è possibile che H.M. avesse un senso di familiarità con il suo volto, risultato della ripetuta esposizione quotidiana alla sua faccia e merito di alcune aree intatte del suo cervello che supportano la discriminazione di familiarità.
Come dicevamo H.M. è morto nel dicembre del 2008 e il suo cervello è nelle mani del dott. Jacopo Annese il quale così riferisce al Corriere.it il suo progetto: “Creeremo una collezione di sezioni istologiche giganti spesse circa 60 micrometri. Diverse serie di questi 2000-2500 vetrini saranno poi colorate usando tecniche complementari per rilevare vari elementi del tessuto. Il materiale sarà scannerizzato con un microscopio controllato da un computer costruito per acquisire migliaia di immagini ad alto ingrandimento e cuciremo un montage che rappresenti l’intera superficie della sezione. Con questa tecnica di scansione e le immagini delle risonanze come guida per la ricostruzione in 3D, creeremo un atlante completo del cervello di H.M navigabile tramite software, molto simile a GoogleEarth per intendersi. I metodi che intendiamo usare, ma anche i dati e le immagini che via via acquisiremo, verranno pubblicati durante le fasi del lavoro sul sito del progetto, in un blog aperto a commenti, suggerimenti e critiche su cosa stiamo facendo e come”
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Il sito di cui parla Annese è raggiungibile a questo indirizzo: The Brain Observatory
Fra i materiali disponibili segnalo la puntata, interessantissima, di Quark dedicata al progetto.
Fonti | H.M. recollected
What’s new with the amnesic patient H.M.?














