Cyber-psicologia


La cyberpsicologia si occupa di tutti i fenomeni psicologici associati con (o influenzati da) le nuove tecnologie. Alcuni fra i temi più caldi sono la gestione dell’identità on line, le modificazioni della personalità, i comportamenti aggressivi, regressivi o criminali in rete o indotti dalla rete, ma anche le modificazioni del nostro modo di pensare, relazionarci agli altri e apprendere. Ci occuperemo anche di realtà virtuale, di intelligenza artificiale, di vere o presunte dipendenze e di inedite forme di counselling psicologico e di psicoterapia mediate dal computer. Enjoy!

Le comunità online di migranti: il caso di Italiani a Londra

Segnalo un interessante articolo  di Francesca Romana Seganti su Cyberpsychology che descrive il ruolo che può avere una community online immigrant-oriented nel prevenire l’isolamento sociale e facilitare l’integrazione e la ricostruzione di uno spazio comunitario in una città straniera. In particolare la Seganti si concentra su Italiani a Londra, una comunità virtuale di migranti italiani di prima generazione di base a Londra. Secondo l’autrice IAL ha consentito una sorta di riterritorializzazione nonostante l’assenza fisica di territorio.  Una comunità online di migranti  costituisce difatti nello stesso momento un ancoraggio alle proprie origini e alla propria cultura e un tentativo efficace di adattamento alla cultura ospitante. Il contatto con l’altro emigrante italiano è infatti proattivo, mira alla ricerca di soluzioni per problemi locali e persegue pertanto l’obiettivo di una più compiuta integrazione nel paese di destinazione. Veramente interessante.



Amori sul web, cosa ne pensa chi non li ha

Se lo è chiesto Traci L. Anderson del Dipartimento di Comunicazione della Bryant University nel Rhode Island, ipotizzando che il favore (o lo sfavore) nei confronti delle relazioni d’amore nate sulla rete dipendesse dai seguenti 4 elementi relativi a chi emette il giudizio:
a) l’affinità con internet ( il grado con cui una persona si sente “vicina” alla rete,  le attribuisce valore e importanza)
b) il tempo speso su internet (ore per settimana)
c) le credenze romantiche (quel sistema di opinioni e credenze centrato su alcuni  “ideali” di come una relazione intima si instaura e funziona, ad esempio “il grande amore si incontra una sola volta nella vita” oppure “l’amore è eterno”)
d) la percezione di realismo (il grado con cui le persone credono che quello che leggono, vedono o sperimentano in un ambiente mediatico sia rappresentativo della vita reale).

Allo studio hanno partecipanto 177 soggetti mai coinvolti personalmente in una web-relazione di nessun genere.
I risultati hanno dimostrato, non sorprendentemente, che quanto più i soggetti giudicanti mostravano affinità con internet e quanto più tempo spendevano sulla rete tanto più positiva era la loro opinione sulle relazioni intime nate sul web.
       Per quanto concerne il terzo elemento ci si aspettava che soggetti con alto grado di “credenze romantiche” guardassero con accettazione e favore agli amori internettiani e invece più le persone possedevano queste credenze tanto più negativo diventava il loro giudizio sulle relazioni sentimentali on line.
Probabilmente perchè portati a idealizzare forme più “convenzionali” e tradizionali di amore, e a ritenere di assoluta importanza il desiderio sessuale .
La relazione on line risulterebbe per questi soggetti inconcepibile perché contraria a uno standard idealizzato e per la convinzione che un’attrazione sessuale non possa essere esperita con qualcuno che non si è mai conosciuto di persona.
       Ci si aspettava infine che soggetti con elevata percezione di realismo, avrebbero guardato con favore alle relazioni on line, in quanto piuttosto confidenti nella “rappresentatività della rete”.
Anche questa ipotesi però è stata smentita: non c’è grossa sovrapponibilità fra ciò che è considerato “reale” o “realistico” e ciò che è considerato “buono”. I partecipanti possono anche credere che internet rispecchi la realtà a un certo livello, ma continuare a credere che la natura degli incontri on line e delle web-relazioni sia anormale e incomprensibile.

Indipendentemente da tutti questi fattori di differenziazione individuale, la maggiorparte del campione giudicava in maniera relativamente negativa e sfavorevole le relazioni on line.
Questo potrebbe essere dovuto alla paura del nuovo e dello sconosciuto, ma anche a un certo stigma attribuito a questo tipo di “relazioni pericolose” : i mass media non mancano di segnalare  casi in cui gli incontri, scaturiti da internet, sono di tipo pedofilico o violento e questo non aiuta a farsi un’idea meno criminale della rete e dei suoi abitanti.
Se è vero che l’affinità con internet e il tempo speso sulla rete sono positivamente correlati con il favore verso le web-relazioni, si può ben sperare che l’incremento nell’uso di internet coincida con l’accettazione sociale di interazioni on line che saranno catalogate nell’ “ordinaria amministrazione”.

Abstract | Relationships among Internet Attitudes, Internet Use, Romantic Beliefs, and Perceptions of Online Romantic Relationships



Internet e il benessere degli adolescenti

L’articolo di cui parliamo oggi è una cosiddetta review, ovvero una disamina ragionata e sintetica della letteratura esistente relativa a un certo argomento. E’ stato pubblicato su Current Direction on Psychological Science e discute dello stato della ricerca sulle conseguenze sociali che l’uso di internet può avere in adolescenza.
Parte innanzitutto da un confronto fra i risultati degli studi condotti negli anni ’90 e quelli prodotti dagli studi più recenti. All’inizio della diffusione di internet diversi autori si fecero portatori di una comprensibile (anche se talvolta pregiudiziale) preoccupazione: le “nuove” tecnologie avrebbero potuto depauperare i rapporti sociali offline degli adolescenti (quelli con genitori, fratelli, compagni di scuola, ecc..), motivare i ragazzi a coinvolgersi in relazioni superficiali con sconosciuti e pertanto peggiorare il loro benessere. Questa preoccupazione ottenne effettivamente diversi supporti empirici.
Da allora però si sono verificati almeno due grossi cambiamenti nel modo di usare internet.
Il primo è che qualche anno fa la gran parte del mondo relazionale di un individuo era offline (nel 2001 negli USA solo l’11% degli adolescenti aveva accesso a Internet), oggi invece la stragrande maggioranza dei ragazzi nei paesi occidentali è connesso.
Il secondo cambiamento riguarda la popolarità di un diverso tipo di tecnologia comunicativa: dai MUD e dalle chatroom pubbliche, tipicamente utilizzati per la comunicazione tra estranei, si è passati all’ Instant Messaging e al più recente Facebook che hanno consentito e incoraggiato la comunicazione con persone che si conoscono già.
In questo nuovo contesto non sorprende che gli studi condotti più di recente abbiano dimostrato che la comunicazione on line fra adolescenti stimola piuttosto che ridurre la connessione sociale e il benessere soggettivo.
Ma quali processi sottendono la relazione fra uso di internet e connessione sociale/benessere?
Gli autori della review propongono la Internet enhanced self-disclosure hypothesis. Questa ipotesi prevede che gli effetti positivi di internet sulle connessioni sociali e il benessere soggettivo in adolescenza siano spiegati dal fatto che a) la comunicazione on line promuove l’autoapertura, b) l’autoapertura determina la creazione di legami sociali più profondi, c) la creazione di legami sociali più profondi si traduce in un benessere soggettivo maggiore. Per autoapertura si intende l’espressione esplicita di sentimenti, paure e vulnerabilità, in una parola la possibilità di parlare della propria interiorità.
internetadolescenti1
Nella figura vengono esemplificate le tre assunzioni che sono effettivamente supportate, nella review, da numerosi studi. In basso nel rettangolo trovate invece dei fattori potenzialmente in grado di moderare il processo, essi sono: il tipo di tecnologia utilizzata, il genere e l’ansia sociale.
Per quanto riguarda il tipo di tecnologia utilizzata è stato dimostrato che gli effetti positivi sulla connessione sociale e il benessere si osservano solo in adolescenti che usano internet prevalentemente per mantenere amicizie esistenti o che usano soprattutto programmi di instant messaging (e le due condizioni hanno ovviamente un grosso margine di sovrapponibilità). Tecnologie finalizzate a instaurare nuovi legami e parlare con sconosciuti o forme più solitarie di utilizzo di internet come il mero surfing non hanno nessun effetto o hanno effetti negativi sulla connessione sociale e il benessere.
Per quanto riguarda il genere gli adolescenti maschi sembrano beneficiare più delle femmine della comunicazione on line con amici esistenti. Hanno maggiori difficoltà delle ragazze nell’autoapertura face to face e beneficiano pertanto, più di queste ultime, della CMC.
Il terzo elemento, che è il più interessante di tutti e che ha fatto discutere per anni, è l’ansia sociale. Negli anni novanta si ipotizzava che internet attirasse soprattutto adolescenti con ansia sociale, ossia ragazzi così timidi e inibiti da trovare particolare sollievo in un setting comunicativo come quello della rete, che è meno impegnativo perché deprivato di alcuni elementi ansiogeni come il contatto oculare, il contatto fisico, la voce ecc..
Questa idea di internet come calamita per sfigati andò sotto il nome di ipotesi della compensazione sociale.
La tesi opposta della serie “il già ricco diventa più ricco ancora”, affermava invece che erano proprio gli adolescenti più estroversi, espansivi e socialmente competenti ad usare maggiormente internet: avendo già delle solide competenze sociali consideravano internet soltanto come uno dei tanti modi per tenersi in contatto con i propri pari.
Oggi la maggior parte degli studi supporta la seconda ipotesi, anche se ovviamente ciò non esclude che alla rete accedano anche tutti i timidi del mondo e che essi traggano qualche vantaggio dall’uso di queste tecnologie comunicative rispetto all’interazione faccia a faccia.

Paper originale | Social Consequences of the Internet for Adolescents



Twitter, FaceBook, Tumblr: irresistibilità della micro-informazione in tempo reale

Sul New York Times  è stato pubblicato un fantastico articolo che descrive i meccanismi psicologici e sociologici alla base della Facebook mania e della diffusione di applicazioni come Twitter e di altre forme di microblogging come i tumblr.
E’ lunghissimo, ma ho provato a sintetizzarlo per me e per voi, perchè dà conto e ragione di un fenomeno esplosivo che sta cambiando la vita di tanti.
Che cosa spinge milioni di persone a condividere incessantemente minuto per minuto la propria vita e altrettanti milioni di persone a interessarsi incessantemente minuto per minuto della vita altrui?
Gli scienziati sociali la chiamano “consapevolezza ambientale” e , a quanto pare, è per molti irresistibile.
E’ una specie di consapevolezza estrema del ritmo della vita di qualcuno altro, un ritmo mai conosciuto prima. Si può sapere quando un contatto sente le prime avvisaglie di un raffreddore e poi scopre di avere la febbre e poi, dopo qualche ora, si sente meglio. Oppure si può sapere chi sta avendo una pessima giornata al lavoro, quali siti sta visitando (con il tumblr) dove si trova fisicamente o cosa sta pensando o se si sta facendo un panino.
Il paradosso della consapevolezza ambientale è che ogni piccolo aggiornamento, ogni singolo bit di informazione sociale è insignificante di per sé, anche estremamente superficiale talvolta. Ma prese tutte insieme, nel tempo, queste microinformazioni diventano un ritratto sorprendentemente sofisticato della vita altrui, fornendo la possibilità di un’esperienza psicologica interpersonale del tutto inedita.
Nel mondo reale nessuno telefonerebbe a qualcuno per dettagliargli il fatto che sta mangiando un panino o che sta visitando un certo sito internet o che si trova in biblioteca.  L’informazione così minuta e in tempo reale si trasforma in una sorta di lettura della mente a distanza. E’ come se ogni contatto avesse una sorta di display collocato sulla fronte.
Ma c’è di più. Se leggo su twitter che un contatto del mio gruppo sta andando al bar o sta pianificando di andare a un concerto, posso decidere di imitarlo e/o di raggiungerlo.
E se lo incontro faccia a faccia è come se non fosse mai stato veramente lontano da me. Non c’è bisogno di chiedergli “cosa hai fatto oggi?” perché lo sai già.
Al contrario puoi cominciare a discutere di ciò che l’altro ha twitterato quel pomeriggio come se ci sia stata una conversazione nel mezzo.
Si finisce per realizzare un legame sociale spesso più intimo di quello che si ha con certi familiari o amici con cui ci si sente qualche volta al mese. Di essi non si conoscono dettagli come una recente emicrania di tre giorni, e non si riesce a esordire con nonchalance con un “come ti senti oggi?”

Ma c’è un limite al numero di persone con cui si può instaurare una forma di “amicizia” del genere? Ci sono facebooker con centinaia di amici!
Nel 1998, l’antropologo Robin Dunbar stimò che il massimo numero di connessioni sociali che un essere umano può avere è di 150 persone, e diversi studi psicologici hanno confermato che i gruppi umani che si costituiscono spontaneamente si aggirano intorno alle 150 unità, fenomeno che è chiamato appunto Numero di Dunbar. La domanda è allora: le persone che usano twitter o facebook possono elevare il loro dunbar number?
In realtà le persone sembrano mantenere pressocchè inalterata nel numero la loro cerchia di amici intimi, benchè il contatto incessante renda i legami incommensurabilmente più ricchi.
Ciò che si accresce a dismisura è il numero dei conoscenti, persone che si sono incontrate a un congresso, vecchi amici del liceo o persone incontrate a una festa.
Prima dell’avvento di queste applicazioni di social network questi legami deboli e transitori si spezzavano facilmente e uscivano rapidamente dall’attenzione e dalla vita delle persone. Stabilito un contatto su Facebook invece, questi fortuiti incontri del destino cominciano a esistere, per di più in una forma inedita ed estremamente saliente e finiscono per non essere più perduti.
E questo, si capisce, è bello e utile. Aumenta la nostra capacità di risolvere i problemi per esempio. Si metta il caso di star cercando un nuovo lavoro. Nella cerchia di amici può non esserci nessuno in grado di aiutarci, ma un conoscente con cui è vivo un legame tecnologico su facebook può aiutarci eccome.
Proprio l’altro ieri io stessa ho aiutato su Facebook un giornalista italiano, di stanza a San Francisco, a trovare un riferimento per un articolo scientifico che sta scrivendo. L’ho aiutato io che non lo conosco e mi trovo dall’altra parte del mondo e non l’hanno aiutato i suoi amici o i suoi colleghi. 
C’è gente che non fa più una mossa, un acquisto, una scelta, senza aver consultato il proprio network, che è una fonte inesauribile di esperienze e consigli.
Un altro aspetto importante da un punto di vista psicologico, e che spiega come possa essere possibile seguire anche centinaia di persone al giorno, è il fatto che l’update di un facebook o di un twitter non è come una mail, che è rivolta specificamente a noi e richiede il 100% della nostra attenzione, che dobbiamo aprire e valutare, e a cui,  nella maggior parte dei casi,  dobbiamo rispondere.
Gli update di Facebook sono tutti visibili in una singola pagina e non sono realmente diretti a noi. Questo li rende simili ai titoli dei giornali. Puoi leggerli oppure no.  [continua]

L’articolo del NYT | Brave New World of Digital Intimacy