Cyber-psicologia


La cyberpsicologia si occupa di tutti i fenomeni psicologici associati con (o influenzati da) le nuove tecnologie. Alcuni fra i temi più caldi sono la gestione dell’identità on line, le modificazioni della personalità, i comportamenti aggressivi, regressivi o criminali in rete o indotti dalla rete, ma anche le modificazioni del nostro modo di pensare, relazionarci agli altri e apprendere. Ci occuperemo anche di realtà virtuale, di intelligenza artificiale, di vere o presunte dipendenze e di inedite forme di counselling psicologico e di psicoterapia mediate dal computer. Enjoy!

Il tuo profilo migliore: quanto sono accurate le foto su facebook

Al Department of Communication della Cornell University si sono fatti una domanda curiosa: ma tutte queste fotografie on line saranno realistiche? E se non lo sono (perché c’è il sospetto che non lo siano), chi lo attua e in quale direzione si consuma l’imbroglio? :)
Hancock  e Toma si sono concentrati soltanto sui siti di dating on line, ma, con qualche cautela, possiamo ipotizzare che le loro deduzioni siano applicabili anche alle foto inserite per esempio in facebook o dovunque sia necessario bilanciare le esigenze di autenticità con il desiderio di apparire il più attraenti possibile.
La prima scoperta è stata la  differenza fra autopercezione ed eteropercezione di accuratezza. Mentre gli intervistati giudicavano le foto del proprio profilo come molto accurate (media 4.46 su una scala a 5 punti!),  giudici indipendenti individuavano significativi gradi di inaccuratezza delle foto, in un terzo dei casi giudicate addirittura del tutto inaccurate nel rappresentare l’aspetto attuale delle persone raffigurate.  
Fra onestà intellettuale e autopromozione gli internauti si sbilanciano verso un cauto self-marketing, confermato anche dalle indicazioni, fornite sui profili, relative a peso e altezza che vengono modificate di circa il 5% .

Ma come si tarocca un profilo di dating con foto?
E’ possible immaginare due tipi di discrepanze: discrepanze sulle caratteristiche fisiche (età, peso, altezza, colore dei capelli) e discrepanze generate da processi fotografici come il ritocco, il taglio o il ricorso a fotografie professionali.
I risultati dello studio hanno evidenziato che la stragrande maggioranza dei profili contiene almeno una di queste discrepanze e che le fotografie delle donne in particolare ne contengono un numero tre volte superiore rispetto a quelle degli uomini. Quasi la metà delle fotografie femminili (48.1%) è giudicabile dall’esterno come  inaccurata a rappresentare il reale aspetto del soggetto raffigurato.  (!)
Le donne sono, per esempio, solite presentare una versione più giovane di sè stesse, inserendo una foto nella quale hanno mediamente 17 mesi di meno, mentre gli uomini scelgono foto scattate mediamente 6 mesi prima.
Infine emerge che, mentre gli uomini restano ragionevolmente consapevoli dell’inaccuratezza delle loro fotografie, le donne sembrano accorgersene (o ricordarsene) di meno e non necessariamente perché si vergognano di aver fatto ricorso al trucchetto. Gli autori suggeriscono piuttosto che le donne siano più propense a mentire concretamente a sè stesse su questo aspetto, dicendosi, del tutto in buona fede, che in fondo ci sono stati e ci saranno momenti in cui hanno avuto quella pelle così omogenea o sono apparse così magre da quella certa prospettiva…

Abstract| Putting Your Best Face Forward: The Accuracy of Online Dating Photographs



Spezzare sigarette virtuali aiuta a smettere di fumare!

Su Cyberpsychology and Behavior è stata pubblicata una ricerca che suggerisce promettenti possibilità nell’utilizzo della realtà virtuale per combattere il tabagismo. 91 fumatori regolari di cui il 57% donne e con un età media 44 anni (SD=11 anni), sono stati casualmente assegnati a due protocolli di sostegno alla lotta al tabagismo composti da 4 session di cybertherapy di 30 minuti ciascuna e da 8 incontri di supporto psicosociale di pari durata.
Gli incontri di supporto psicosociale consistevano per tutti nel semplice colloquio con un infermiera che prendeva i parametri vitali (pressione sanguigna, polso, peso), ritirava il diario comportamentale, somministrava alcuni questionari, effettuava il test del monossido di carbonio esalato e discuteva con il paziente delle difficoltà incontrate nella settimana appena trascorsa.
Tutti i pazienti eseguivano inoltre il programma di aiutoaiuto denominato On the Road to Quitting: Guide to Becoming a Non-Smoker predisposto dalla clinica in cui si svolgeva il trattamento.
Le session di cybertherapy differivano fra i due gruppi per il tipo di attività che era richiesta ai soggetti nell’ambiente virtuale: i partecipanti del gruppo sperimentale dovevano trovare e spezzare con le dita sigarette virtuali, i partecipanti del gruppo di controllo dovevano invece trovare e afferrare delle palline.
L’ambiente virtuale utilizzato è frutto di una modifica di un gioco in 3D e rappresenta un castello medioevale pieno di ambienti esterni e di corridoi e porte interne che immettono in stanze ricolme di oggetti, luci e suoni. Il paziente può non soltanto esplorare gli ambienti, ma tendere davanti a sé un braccio, attraverso un gamepad in wireless, per afferrare gli oggetti.
Il follow up è stato condotto telefonicamente dopo 6 mesi dalla fine del trattamento e i risultati hanno evidenziato che l’aver partecipato al gruppo che spezzava sigarette nel castello predice una significativa riduzione della dipendenza da tabacco (valutata con il Fagerstrom test), l’aumento del tasso di astinenza (confermato con la misurazione del monossido di carbonio esalato che deve risultare inferiore a 6 parti per milione) e la riduzione del  tasso di drop out (abbandono) del trattamento, indipendentemente dalla durata del tabagismo, dal numero di sigarette fumate o da altre variabili sociodemografiche.
Val la pena sottolineare che mediamente i soggetti fumavano da 27 anni (SD 12 anni) e il 25% di essi fumava più di 21 sigarette al giorno.
Nel paper gli autori discutono delle possibili spiegazioni del successo di questo tipo di approccio.

In questo video è possibile visualizzare l’ambiente virtuale utilizzato. 

Paper | Benoit Girard, M. Crushing Virtual Cigarettes Reduces Tobacco Addiction and Treatment Discontinuation  CYBERPSYCHOLOGY & BEHAVIOR Volume 12, Number 5, 2009 (pdf)



Le comunità online di migranti: il caso di Italiani a Londra

Segnalo un interessante articolo  di Francesca Romana Seganti su Cyberpsychology che descrive il ruolo che può avere una community online immigrant-oriented nel prevenire l’isolamento sociale e facilitare l’integrazione e la ricostruzione di uno spazio comunitario in una città straniera. In particolare la Seganti si concentra su Italiani a Londra, una comunità virtuale di migranti italiani di prima generazione di base a Londra. Secondo l’autrice IAL ha consentito una sorta di riterritorializzazione nonostante l’assenza fisica di territorio.  Una comunità online di migranti  costituisce difatti nello stesso momento un ancoraggio alle proprie origini e alla propria cultura e un tentativo efficace di adattamento alla cultura ospitante. Il contatto con l’altro emigrante italiano è infatti proattivo, mira alla ricerca di soluzioni per problemi locali e persegue pertanto l’obiettivo di una più compiuta integrazione nel paese di destinazione. Veramente interessante.



Amori sul web, cosa ne pensa chi non li ha

Se lo è chiesto Traci L. Anderson del Dipartimento di Comunicazione della Bryant University nel Rhode Island, ipotizzando che il favore (o lo sfavore) nei confronti delle relazioni d’amore nate sulla rete dipendesse dai seguenti 4 elementi relativi a chi emette il giudizio:
a) l’affinità con internet ( il grado con cui una persona si sente “vicina” alla rete,  le attribuisce valore e importanza)
b) il tempo speso su internet (ore per settimana)
c) le credenze romantiche (quel sistema di opinioni e credenze centrato su alcuni  “ideali” di come una relazione intima si instaura e funziona, ad esempio “il grande amore si incontra una sola volta nella vita” oppure “l’amore è eterno”)
d) la percezione di realismo (il grado con cui le persone credono che quello che leggono, vedono o sperimentano in un ambiente mediatico sia rappresentativo della vita reale).

Allo studio hanno partecipanto 177 soggetti mai coinvolti personalmente in una web-relazione di nessun genere.
I risultati hanno dimostrato, non sorprendentemente, che quanto più i soggetti giudicanti mostravano affinità con internet e quanto più tempo spendevano sulla rete tanto più positiva era la loro opinione sulle relazioni intime nate sul web.
       Per quanto concerne il terzo elemento ci si aspettava che soggetti con alto grado di “credenze romantiche” guardassero con accettazione e favore agli amori internettiani e invece più le persone possedevano queste credenze tanto più negativo diventava il loro giudizio sulle relazioni sentimentali on line.
Probabilmente perchè portati a idealizzare forme più “convenzionali” e tradizionali di amore, e a ritenere di assoluta importanza il desiderio sessuale .
La relazione on line risulterebbe per questi soggetti inconcepibile perché contraria a uno standard idealizzato e per la convinzione che un’attrazione sessuale non possa essere esperita con qualcuno che non si è mai conosciuto di persona.
       Ci si aspettava infine che soggetti con elevata percezione di realismo, avrebbero guardato con favore alle relazioni on line, in quanto piuttosto confidenti nella “rappresentatività della rete”.
Anche questa ipotesi però è stata smentita: non c’è grossa sovrapponibilità fra ciò che è considerato “reale” o “realistico” e ciò che è considerato “buono”. I partecipanti possono anche credere che internet rispecchi la realtà a un certo livello, ma continuare a credere che la natura degli incontri on line e delle web-relazioni sia anormale e incomprensibile.

Indipendentemente da tutti questi fattori di differenziazione individuale, la maggiorparte del campione giudicava in maniera relativamente negativa e sfavorevole le relazioni on line.
Questo potrebbe essere dovuto alla paura del nuovo e dello sconosciuto, ma anche a un certo stigma attribuito a questo tipo di “relazioni pericolose” : i mass media non mancano di segnalare  casi in cui gli incontri, scaturiti da internet, sono di tipo pedofilico o violento e questo non aiuta a farsi un’idea meno criminale della rete e dei suoi abitanti.
Se è vero che l’affinità con internet e il tempo speso sulla rete sono positivamente correlati con il favore verso le web-relazioni, si può ben sperare che l’incremento nell’uso di internet coincida con l’accettazione sociale di interazioni on line che saranno catalogate nell’ “ordinaria amministrazione”.

Abstract | Relationships among Internet Attitudes, Internet Use, Romantic Beliefs, and Perceptions of Online Romantic Relationships